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POMODORO DELIZIA ....O AMORE, ODIO? VIAGGIO ATTRAVERSO LA CUCINA ITALIANA

1 agosto 2018
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Il pomodoro va rispettatoCome in quyesto libro vorremmo raccontare che il cibo va rispetato da qualsiasi luogo provenga  dal nord al sud da ovest ad est,
insomma la cucina  nel mondo è apprezzabile e va rispettata in tutti i colori. iamo sicuri di conoscere davvero i re delle nostre tavole? Non solo rossi, ma anche rosa, bianchi, neri, gialli, verdi o striati; non solo tondi o perini, ma a forma di corno, quadrati e dalle molte pieghe carnose. Oppure grandi poco più di un acino d'uva. Da vera esperta e coltivatrice, Linda Louis ci porta alla scoperta delle diverse varietà antiche e ci spiega come cucinare i pomodori una volta raccolti: essiccandoli, trasformandoli in salsa, ketchup, concentrato, confetture, o conservandoli sotto aceto. E ci regala una trentina di ricette vegan per esaltare le caratteristiche delle diverse varietà: preparare un sorbetto speziato con il Corno delle Ande, valorizzare il meraviglioso colore di un Rosa di Berna in uno smoothie dissetante o la delicatezza di un pomodoro ananas in una crostata profumata...Copertina anteriore. Quindi nel viaggio alla scoperta nel mondo dei libri  potremmo valutarne tutti gli aspetti sia di riciette e di nutrizionismo, ma soprattutto di sapori e tradizioni, anche se questo alimento prima di tutto in Italia era considerato solo una composizione su di un tavolo, ma poi il passato ha fatto si che diventasse  al primo posto della cucina italiana. Stiamo parlando del Pomodoro, il re della tavola..Il pomodoro è originario del Messico e del Perù ed era apprezzatissimo in patria – dove gli Inca e gli Aztechi lo chiamavano xitomatl (da cui l'inglese tomato), cioè “pianta con frutto globoso, polpa succosa e numerosi semi” e lo consumavano ogni giorno, anche sotto forma di salsa.
CONTINUA LA STORIA E LE RICETTE... 

Va detto che non era il Pomodoro come noi lo conosciamo oggi: i frutti delle prime piante arrivate in Europa, coltivate per lo più in Francia in un clima freddo, rimanevano piccoli e giallognoli, spesso contorti, non particolarmente accattivanti; fu il cambio di zona di coltivazione a renderlo rosso, e poi la selezione genetica operata manualmente dai botanici a creare la miriade di varietà (solo quelle italiane ammontano a 320) oggi reperibili.Il pomodoro è originario del Messico e del Perù ed era apprezzatissimo in patria – dove gli Inca e gli Aztechi lo chiamavano xitomatl (da cui l’inglese tomato), cioè “pianta con frutto globoso, polpa succosa e numerosi semi” e lo consumavano ogni giorno, anche sotto forma di salsa. Il pomodoro giunse in Europa nel 1540 quando il conquistador Hernán Cortés, di ritorno in patria, ne portò alcuni esemplari.

I pomodori vennero subito guardati con grande sospetto, esattamente come i cugini erba morella (Solanum nigrum) o belladonna (Atropa belladonna), la cui velenosità era già stata saggiata… Se ne innamorò invece il Re Sole, che a Versailles amava stupire gli amici mostrando quella pianta strana con i fiorellini gialli e le palline giallo-aranciate.

I frutti ispirarono il nome “pomo d’oro”, attribuito dal padre della botanica italiana, Pietro Andrea Mattioli (1501-1577) che introdusse la denominazione mala aurea, in seguito tradotto letteralmente “pomo d’oro”. Alla bacca vennero attribuite proprietà afrodisiache, che ne suggerirono l’impiego in pozioni e filtri magici preparati dagli alchimisti del ’500 e ’600, tanto che nelle diverse lingue europee si ritrovano le espressioni: love apple, Liebesapfel, pomme d’amour (o pomme d’or), e in Sicilia pumu d’amuri. Il nome botanico Lycopersicon, “frutto del lupo”, invece testimonia la diffidenza.

 pomodono siciliano agromonte  il datterino novità Nel nostro percorso enogastronomico vorremmo presentare non una grande novità  per le casalinghe e anche per i cuochi, ma un ingrediente fondamentale per la cucina italiana, il pomodoro.  Italianissimo è il marchio provenienza la grande isola solare la Sicilia, Agromonte  by dell'azienda dsc_0000
 La Società Agricola Monterosso è ubicata nell’estremo lembo a Sudest della Sicilia, presso uno dei comuni della provincia di Ragusa più alti rispetto al livello del mare (circa 700mt),Chiaramonte GulfiUna moderna azienda consapevole di come la qualità del prodotto possa essere la chiave del successo.

Secondo le diverse fasi stagionali l’azienda impiega da 25 a 150 collaboratori. La produzione giornaliera è di migliaia di unità, realizzate in varie tipologie di packaging: vaschette, vasi di varie dimensioni, bottiglie.L’attività di filiera nasce dalla produzione della materia prima in serra. Essa viene accuratamente selezionata da esperti per garantirne l’alto standard qualitativo. Proprio sul fronte qualità, la Società Agricola Monterosso mette in atto una serie di iniziative che coinvolgono ogni attività: dalle scelte delle materie prime al dialogo con il consumatore finale.L’osservanza delle prescrizioni di legge, HACCP, BRC, IFS, e le sistematiche analisi ambientali e microbiologiche, accompagnano ogni fase della produzione..

Ecco alcuni passaggi per la nostra ricetta del mese con questo prodotto: Prendete una cipolla  bianca tagliatela finemente inseritela in un pentola con dell'olio evo un cucchiaio un pizzico di sale e peperoncino fate soffricere, poi versate  mezzo bicchierino di vino rosso e sfumate.polpette con sugo agromonte sicilia Aprite la bottiglia di Agromonte la passata con datterino fresco ed iniziate a cuocere a fuoco lento per 3/4 minuti.  Intanto preparate con della carne mista ed uova e patate lesse, sale, pepe e del parmiggiano reggiano impastate bene  e poi infarinate sia con farina e latteagromonte passata con datterini freschi new entry. Finito il passaggio prendete tutte le polpette e mettetele per pochi minuti (5/10 minuti)  in frizer. Ponetele su di una padella piena di olio per friggerlecipolla e agromonte passata di pomodoro siciliano. Passatele poi nella pentola con il sugo passata di datterini freschila ricetta pentola e cipolla e olio di Agromonte la nuova proposta dell'aziendail sugo agromonte per le polpette. Dopo alcuni minuti di breve cotture ed insaporimento del sugo potrete gustarne il vero sapore del Made in Italy e più precisamente della Sicilia nella provincia di Ragusa.  il piatto finito le polpette al sugo di agromonte sicilia

agromonte pomodoro sicilianoIl sugo ci avvolge il palato.....il nostro piatto tipicamente italiano di pasta è arricchita dal sugo agromonte . THEWOGUE.NET BLOGZINE dopo aver preparato in cucina il tipico piatto di pasta, assaggiando il sugo appena cotto ci pare molto setoso al palato . È bastato poco per arricchire il nostro gustoso primo piatto, insomma una piccola bottiglia di 520cc di pomodoro crudo che si fa amare perché è ricco e riempie il piatto del suo caratteristico rosso rubino del pomodorini.
 
la ricetta agromonte
 
agromonte pomodoro

In Italia il pomodoro fece la sua comparsa nel 1596, sempre come pianta ornamentale delle dimore del Nord, e un ventennio più tardi raggiunse il Meridione, dove il clima favorevole portò frutti più grandi e di colore arancione-rosso, invoglianti – soprattutto tra i poverissimi contadini – al punto da spingere il popolo a consumarli. E bene fece: crudi o cotti, in salsa o fritti nell’olio, nelle minestre e nelle zuppe, gli Italiani del Sud incominciarono ad assaporare il pomodoro quasi un secolo prima di tutti gli altri Europei!

Nel resto d’Europa le cose cambiarono solo con le pestilenze e le carestie dei secoli XVII e XVIII quando, mancando il grano, non solo la plebe ma anche i ricchi dovettero cercare alimenti alternativi. In Gran Bretagna e in Germania le bacche vennero utilizzate per preparare minestre dal caratteristico sapore acidulo, mentre in Francia la corte dei re le impiegò per piatti “afrodisiaci”; nel Sud Italia era l’alimento base del popolo, ma ci volle la spedizione garibaldina dei Mille per diffonderlo nel Nord…

 

 etna rosso doc donna fugata srl sicilia Cari lettori vi presentiamo un nuovo prodotto della nostra bella Italia,  dato che molte aziende di produzione vinicole italiane ed europee ed altre ci chiedono di assaggiare i loro prodotti.il piatto con il vino etna rosso doc donna fugata sicilia  Ecco che  grazie alla magnifica Isola siciliana, terra di cui conosciamo il valore aggiuntivo per il turismo e l'apertura mentale grazie alla comunità dei  giovani digital manager.il piatto  di pollocon vino rosso doc etna donnafugata  Il  vino pervenutaci presso la redazione per una degustazione /test è " Sul vulcano Etna rosso D.o.c. " dell'azienda Agricola Donnafugata S.r.l. -Marsala-Randazzo.  pollo in padella con etna rosso doc donna fugata sicilia la ricettail piatto dipollo  con vino rosso etna doc donnafugata
La bottiglia ha una etichetta molto elegante dai colori caldi come il blu del cielo e del mare Mediterraneo.  Una dama dai capelli biondi che impersona Etna, il vulcano al femminile, caldo spietato ma generoso di ricchezza del sottosuolo di elementi minerali, che donano ai prodotti agricoli quel plus che non hanno altri prodotti vinicole nella nostra Italia.donna fugata vino doc siciliano etna rossola preparazione del piatto pollo  con gii aromi
Infatti dal primo sorso si percepisce note di frutti di bosco e floreali.  Buona struttura che  si mantiene nel palato soprafino di un degustatore. Lo si può degustare servendolo a 18° gradi con i nostri piatti di terra, carni arrosto ed in umido.il piatto di pollo e vino rosso doc etna donna fugata sicilia

L'azienda  donna fugataSul Vulcano 2016 stupisce per la sua eleganza che rispecchia le tipiche caratteristiche dell’Etna. Il nuovo rosso di Donnafugata presenta un bouquet fragrante con intense note di frutti di bosco e sentori floreali accompagnati da delicate nuances speziate. Al palato è morbido ed avvolgente; equilibrato e persistente il finale.

DENOMINAZIONE: Etna Rosso DOC

UVE: Nerello Mascalese – E’ un vitigno a bacca nera. Il terroir unico del vulcano dà vita alla prestigiosa denominazione Etna.

ZONA DI PRODUZIONE: Sicilia orientale, versante nord dell’Etna, tra Randazzo e Passopisciaro.

TERRITORI: altitudine da 730 a 750 m s.l.m; la composizione del suolo lavico a tessitura sabbiosa, offe una reazione subacida- neutra, con buona dotazione organica. Profondo, ricco di minerali, il suolo lavico permette una forte espansione radicale.

VIGNETO: allevamento ad alberello o controspalliera con potatura a cordone speronato. Densità di circa 4.500 piante per ettaro con rese di 45 - 65 q.li/ha.ANNATA: con un autunno ed un inverno poco piovosi, l’annata 2016 ha registrato 519 mm di pioggia, rispetto ad una media* di 799 mm che caratterizza il versante nord del Vulcano, tra Randazzo e Passopisciaro, dove Donnafugata ha i propri vigneti in 5 diverse contrade. Le minori precipitazioni non hanno comportato conseguenze; in questi terreni vulcanici, sabbiosi, l’apparato radicale è in grado di spingersi in profondità per catturare l’umidità necessaria. L’estate non ha avuto picchi di caldo eccessivi; alcuni eventi piovosi di fine agosto hanno certamente giovato. La maturazione delle uve è stata lenta e regolare, grazie anche alle miti temperature di molte giornate tra settembre ed ottobre. Ottima dal punto di vista qualitativo, l’annata 2016 ha dato vini dai profumi intensi e morbidezza; vini di particolare finezza ed armonia. (*ANNATA AGRARIA: per l’Etna/Randazzo si considera dall’1 novembre al 31 ottobre; PRECIPITAZIONI: sono rilavate dal SIAS, Servizio Agrometeorologico Siciliano, e la loro media è calcolata a Randazzo dal 2007.)DIAOLOGO CON L’ARTE: una dea-vulcano campeggia sull’etichetta. I suoi colori intensi, il rosso, i gialli, i neri cangianti, sono quelli del vulcano attivo più alto d’Europa. Una divinità antica, potente e femminile: “la Montagna” come viene chiamato l’Etna dalla gente del posto. “Sul Vulcano” è una dichiarazione d’amore: un vino puro, fragrante ed elegante, che fa respirare l’energia di questo luogo unico situato al centro del Mediterraneo.Le persone

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