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NEW DAL EUROPALMENTO CON ON. PAOLO BARTOLOZZI

1 febbraio 2012
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L'EUROPA...
Focus sull’Europa
 
L’Europa e gli Stati Membri stanno tentando di reagire alla crisi economica e finanziaria improntando azioni mirate a recuperare credibilità sui mercati. In questa direzione, entro marzo, dovrebbe rendersi concreto il nuovo trattato europeo relativo all’unione fiscale comunitaria, che però non trova l’unanimità di tutti i paesi membri. Infatti il Regno Unito, durante i recenti vertici intergovernativi, ha rivendicato la propria sovranità, rifiutando qualsiasi interferenza comunitaria sulle modalità di gestione e programmazione dei bilanci nazionali. Analoga posizione è stata assunta dall’Ungheria e l’accordo sulle nuove regole di bilancio è stato chiuso con l’avallo di 23 stati (di cui tutti i 17 paesi dell’Eurozona) su 27. Questo risultato ha, da una parte, rafforzato la zona euro, dall’altra ha evidenziatoo ancora una volta la divisone all’interno dell’Unione Europea. Un’Europa a due velocità, dove le principali sovranità nazionali non ....

riescono ad agevolare una coesione politica in grado di fronteggiare unitariamente la crisi, anteponendo l’interesse comunitario a quello nazionale.
La stabilità e l’integrità dell’unione economica e monetaria dell’EU richiedono un’autentica “unione di stabilità fiscale” e gli accordi intergovernativi tra i 23 stati sono rivolti a promuovere disciplina di bilancio, maggiore integrazione del mercato interno, competitività rafforzata e coesione sociale.
Le nuove regole di bilancio che i capi di governo stanno mettendo a punto prevedono che le amministrazioni pubbliche dei paesi UE non potranno eccedere un disavanzo strutturale annuo pari allo 0,5% del PIL nominale. Saranno introdotti meccanismi automatici di correzione, con interventi e sanzioni da parte della Commissione in caso di scostamento. Questa regola dovrà essere inserita nelle costituzioni nazionali e la Corte di Giustizia Europea avrà la competenza di verificare il recepimento della norma a livello nazionale. Analoghi poteri di vigilanza avranno la Commissione Europea e il Consiglio Europeo, i quali monitoreranno i documenti programmatici di bilancio dei paesi con disavanzi eccessivi e verificheranno l’attuazione delle riforme strutturali di risanamento che l’Europa detterà ai paesi in difficoltà.
I vertici intergovernativi hanno avuto come risultato l’assunzione d’impegno, da parte dei paesi membri, a discutere e coordinare a livello comunitario le riforme di natura economica che ciascuno stato si appresterà ad approvare. Di rilevante importanza, in particolare per la mitigazione dei mercati, è stato il raggiungimento dell’accordo riguardante il potenziamento del fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e l’accelerazione dell’entrata in vigore del meccanismo europeo di stabilità (MES) entro luglio 2012. Inoltre i capi di governo hanno convenuto sulla necessità di porre a disposizione risorse supplementari per il Fondo Monetario Internazionale (FMI), fino a 200 miliardi di euro, con l’aspettativa di ricevere analoghi contributi e sostentamenti da parte della comunità internazionale.
Il risultato finale dei vertici si è tradotto in un potenziamento della coesione dell’Eurozona siglando l’irreversibilità della moneta unica, ma quanto concordato non affronta il vero problema della crescita e dello sviluppo dell’Unione Europea. Le scelte intergovernative non fanno emergere pienamente l’attuazione di strategie finalizzate alla ripresa economica e viene trascurata la possibilità di istituire strumenti di investimento come i “Project Bond” (Eurobonds di progetto); i quali, essendo legati alla realizzazione di infrastrutture, non destano scetticismo come gli Eurobond finanziari e sono in grado di dare immediatezza al meccanismo della ripresa economica, apportando un volume economico sui mercati reali pari a 1.500 miliardi. Questi strumenti necessitano solo di un accordo fra la Commissione Europea e la Banca Europea per gli Investimenti, giungendo ad un sistema di garanzie all’investimento, oppure all’assunzione di debito subordinato. Questi strumenti, se applicati a progetti di business plan, concepiti per dare un ritorno di breve e medio periodo, porterebbero benefici immediati all’economia europea.
Inoltre dai vertici tenutesi dai capi di Stato non sono emerse significative indicazioni sul ruolo della Banca Centrale Europea. L’Europa può fronteggiare efficacemente la crisi ed evitare altre crisi future se farà assumere alla BCE il ruolo, analogo a quello della Federal Reserve statunitense, di mantenere la stabilità del sistema finanziario, contenere il rischio sistemico che può nascere nei mercati finanziari e dettare la politica monetaria per tutti i paesi facenti parte dell’Unione.
Se questi strumenti, che puntano alla crescita e alla ripresa economica, non saranno a breve affiancati alle scelte di austerità e rigore dei conti pubblici, fino ad oggi adottate dai capi di stato, l’Europa difficilmente eviterà il rischio recessione.
In tal senso l’Italia e le forze politiche europee si devono battere per porre fine alla crisi economica finanziaria in atto e per poter dare luce a piani di crescita e sviluppo necessari a fronteggiare le sfide del mercato globale.
 
On. Paolo Bartolozzi

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