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NEW DA.... EUROPARLMENTO . LA PAC. REAZIONE EUROPEA ALLE CATOSTROFI

1 novembre 2011
THE WOGUE.NET
La nuova riforma della Politica Agricola Comune
Tre opzioni per la “PAC verso il 2020”
paolo bartolozzi on eruoparlamentare ppe
 
Nel dopoguerra l’Europa attraversò un lungo periodo di carenza alimentare. Questo problema fu affrontato nel 1957 col Trattato di Roma, nel quale fu enunciata la prima politica economica comunitaria relativa all’agricoltura. Col Trattato i paesi membri dell’Unione strinsero accordi sui prezzi fissi minimi dei prodotti agricoli, formularono regole sul mercato comune, sulla preferenza comunitaria e sulla solidarietà finanziaria, introducendo sistemi mirati alla stabilità reddituale agricola.
Dopo il trattato di Roma la PAC fu ufficialmente applicata nel 1962; ridusse rapidamente la penuria alimentare e raggiunse un primo livello di autosufficienza poi velocemente evoluto verso un livello di eccedenza produttiva.
Dal ‘62 ad oggi la PAC è stata oggetto di cambiamenti e adeguamenti. Agli inizi degli anni ‘80 furono introdotti sui mercati gli stabilizzatori (quote latte, tassa sui cereali, quantità minime garantite di colture erbacee), con l’intento di ridurre le eccedenze di produzione e diminuire l’incidenza della spesa agricola sul bilancio comunitario. Nel 1992, col persistere delle eccedenze, fu varata la riforma MacSharry, che mutò profondamente la Politica Agricola Comunitaria, sostituendo al sistema basato sul sostegno ai prezzi il sistema compensativo di aiuto al reddito.
Dopo il ’92, con la prospettiva dell’allargamento ad Est dell’Unione Europea, quindi con l’ingresso nella PAC di nuovi Stati Membri, emerse il timore di un’esplosione dei prezzi dei prodotti agricoli e un ritorno alle eccedenze. Per contrastare questi fenomeni, nel 2003 fu varata un’ulteriore riforma della Politica Agricola Comune, con gli obiettivi di collegare maggiormente l’agricoltura europea ai mercati mondiali, istituire meccanismi in grado di ammortizzare gli effetti provocati dai nuovi paesi membri, dare risposte più adeguate alle esigenze della società in materia di tutela ambientale, qualità dei prodotti e compatibilità della PAC con le esigenze dei paesi esterni all’Unione.
Dallo scorso anno le Istituzioni Europee hanno avviato un nuovo percorso di riforma della Politica Agricola Comune, mirato ad adeguare l’agricoltura europea alle sfide future dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio. Su indirizzo della Commissione Europea il Consiglio ha discusso la riforma di “PAC verso il 2020” e all’Europarlamento abbiamo adottato nello scorso giugno una relazione d’iniziativa sul futuro della PAC dopo il 2013, anno in cui è prevista l’entrata in vigore della nuova riforma.
La riforma di nuova Politica Agricola Comune è volta a rendere il settore agricolo europeo più dinamico, competitivo, efficace e in grado di stimolare una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva. Al momento sono al vaglio tre opzioni di politiche generali da perseguire per stilare la riforma. La prima opzione consiste nel mantenere e consolidare gli elementi della PAC attualmente in vigore che hanno fornito prova di efficacia, come l’equità della ripartizione dei pagamenti diretti tra gli Stati Membri. La seconda opzione consiste nel modificare alcuni aspetti della Politica Agricola Comune in modo da rafforzarne la sostenibilità e instaurare un maggiore equilibrio tra strategie, agricoltori e Stati Membri. La terza opzione, più ampia delle altre, consiste nel stilare una riforma della PAC che ponga l’accento su obiettivi in materia di ambiente e cambiamento climatico, abbandonando gradualmente le misure di sostegno al reddito e la maggior parte delle misure di mercato.
Indipendentemente dall’opzione che sarà adottata, le Istituzioni Europee riformando la PAC si prefiggono tre obiettivi: una produzione alimentare efficiente, una gestione sostenibile delle risorse naturali rapportate ai mutamenti climatici, uno sviluppo territoriale equilibrato.
La futura Politica Agricola Comune inevitabilmente dovrà mutare profondamente gli strumenti contemplati nell’attuale PAC, a partire dai pagamenti diretti destinati ad agricoltori in attività. Tali pagamenti dovranno sostenere il reddito base, garantendolo uniformemente a tutti gli agricoltori di uno Stato Membro o di una regione, introducendo una massimale per i pagamenti erogati a singole grandi aziende agricole. I pagamenti diretti, oltre a sostenere omogeneamente gli agricoltori, dovranno essere rivolti a premiare le realtà agricole che promuovono lo sviluppo sostenibile.
Anche sul fronte delle misure di mercato occorrerà razionalizzare e semplificare gli strumenti vigenti, introducendo nuovi elementi politici inerenti al funzionamento della filiera alimentare.
La nuova PAC non potrà trascurare lo sviluppo rurale, ma dovrà continuare ad armonizzare il mondo agricolo ai vincoli e alle opportunità dell’ambiente e dei cambiamenti climatici. La futura politica agricola europea dovrà favorire la competitività del settore, la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’equilibrio dello sviluppo territoriale.
In tale contesto è necessario che tematiche quali l’ambiente, il cambiamento climatico e l’innovazione siano al centro della politica. Si dovrà inoltre predisporre un pacchetto di strumenti per la gestione dei rischi, che consenta di reagire più efficacemente alle fluttuazioni del reddito e all’instabilità dei mercati; fenomeni, questi, che limitano la capacità del settore agricolo di investire per mantenere la competitività.
Questa riforma si rende indispensabile per conseguire l’obiettivo di strategia di crescita dell’EU denominato “Europa 2020” e per rendere la nostra agricoltura competitiva sui nuovi mercati e dinanzi alla crisi economica finanziaria in corso.
 
On. Paolo Bartolozzi


Reazione europea alle catastrofi
 
Il Parlamento europeo ha approvato la relazione dell’On. Elisabetta Gardini sulla reazione europea alle catastrofi: ruolo della protezione civile e dell’assistenza umanitaria.
La relazione, visto l’incremento delle catastrofi naturali che colpiscono un numero sempre maggiore di persone, chiede una maggiore efficienza in tutte le fasi di gestione delle calamità, un maggiore coordinamento tra tutti gli attori, la semplificazione e la sburocratizzazione del meccanismo europeo di Protezione civile, evitando qualsiasi sovrapposizione e duplicazione degli sforzi per non ostacolare l’aiuto rapido ed efficace alle vittime di calamità.
 
Anche in questo dibattito è intervenuto con una dichiarazione di voto PAOLO BARTOLOZZI (PPE-I)
“Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo assistito negli ultimi anni ad un incremento del numero e dell’intensità delle catastrofi naturali, che hanno assunto una dimensione sempre più globale con le loro disastrose conseguenze.
Di fronte a questo scenario, una risposta davvero europea a tali catastrofi, che coinvolga ed impegni tutti i diversi livelli di governo in cui l’Unione europea si articola, viene ad assumere un valore determinante. Il pregevole lavoro dell’On. Gardini, a cui abbiamo espresso il nostro voto favorevole, richiama l’attenzione sull’importanza di un meccanismo di protezione civile semplificato e razionalizzato, che sia maggiormente e più efficacemente coordinato a livello politico e operativo e non appesantito da vincoli burocratici, che preveda la condivisione di risorse e competenze e l’ottimizzazione di quanto già esistente, senza aumentare gli oneri in tempi di austerità.
Una maggiore attenzione alle zone transfrontaliere e alle regioni geograficamente svantaggiate e l’attuazione di una cultura della prevenzione, vengono ad essere strumenti che completano questo nuovo approccio, volto ad assicurare una risposta rapida, veloce ed efficace per tutte le eventuali future necessità”.

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