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LE COCCODRILLATE DI GIULIANA MATTEUCCI SETTEMBRE 2020

1 settembre 2020
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LE COCCODRILLATE
DI
GIULIANA MATTEUCCI
SETTEMBRE 2020
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Buon compleanno, Franca Valeri! - AlessandriaNewsItalia,Roma , Franca Valeri è morta la mattina del 9 agosto 2020 nella sua casa di Roma;il 31 luglio aveva festeggiato il suo 100° compleanno.Franca Valeri è stata sposata con Vittorio Caprioli, attore e regista, assieme al quale ha lavorato in teatro e al cinema. I due si conoscono negli anni quaranta, mentre la Valeri recita i suoi monologhi caratteristici a Parigi, e si sposano a Ventimiglia 16 gennaio 1960, nella chiesa di Sant'Agostino.

Successivamente sarà legata per altri dieci anni al direttore d'orchestra Maurizio Rinaldi, scomparso nel 1995, col quale dà vita al premio intitolato al baritono Mattia Battistini.

CONTINUA CON LE COCCODRILLATE...


Addio all'attrice Franca Valeri: aveva da poco compiuto 100 anni ...

Franca Valeri era la madre adottiva della cantante lirica Stefania Bonfadelli.

Viveva a Trevignano Romano in una villa sul Lago di Bracciano, che ha donato al WWF.Chi è Franca Valeri: la biografia e la vita privata della ...

Franca Valeri, pur non essendo figlia di madre ebrea, ha dichiarato di sentire molto e di essere orgogliosa della propria identità ebraica, rafforzata dalle leggi razziali e dalla persecuzione subita da bambina, e manifestata portando al collo una stella di David proveniente da Israele.

Oltre che attrice famosa è autrice di commedie di successo, come Lina e il cavaliereMeno storieTosca e altre due (portata anche sul grande schermo nel 2003) e Le Catacombe.franca valeri – FlashivE

Nel 2000 prende poi parte alla miniserie TV Come quando fuori piove con la regia di Mario Monicelli. A gennaio 2007 la trasmissione di Raiuno Tv7 le dedica un approfondimento. Durante la lunga intervista, l'attrice racconta un aspetto inedito della sua vita: i suoi primi anni e la sua esperienza di componente di una famiglia ebraica durante le leggi razziali del 1938 e la seconda guerra mondiale. Il 25 settembre 2009 prende parte a una puntata del varietà I migliori anni su Raiuno. Ospitata ed intervistata da Carlo Conti viene tributata dal pubblico con lunghi e calorosi applausi in ricordo della sua fulgida carriera.

Tornerà al doppiaggio nel 2001 prestando la voce a uno dei personaggi principali del film d'animazione Disney Atlantis - L'impero perduto, la Signora Wilhelmina Bertha Packard. Nel 2003 Franca Valeri collabora con il rapper Frankie hi-nrg mc, prestando la sua voce per i pezzi prologo ed epilogo dell'album Ero un autarchico. Nello stesso anno recita in La vedova Socrate, un testo liberamente ispirato a La morte di Socrate di Dürrenmatt; ed interpreta il film Tosca e altre due. Nel 2005 ha pubblicato Animali e altri attori. Nel 2006 ha recitato in Les bonnes di Jean Genet.Franca Valeri morta, l'attrice aveva appena compiuto 100 anni - Il ...

Nel dicembre 2010 Franca Valeri pubblica il libro autobiografico Bugiarda no, reticente, un racconto di un centinaio di pagine nel quale traccia i principali avvenimenti della sua esistenza, che l'hanno portata a intraprendere la carriera artistica come autodidatta. A gennaio 2011 l'attrice torna sul palco del Teatro Valle di Roma con due lavori, Non tutto è risolto (commedia diretta da Giuseppe Marini, con Licia Maglietta, confermata anche nella stagione successiva), la nuova commedia di cui è autrice e protagonista, e poi La vedova Socrate. Insieme a Luciana Littizzetto scrive il libro L’educazione delle fanciulle. Il 19 febbraio 2014 è ospite della seconda serata del Festival di Sanremo 2014, condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto.

Morta Franca Valeri, aveva appena compiuto 100 anni - la RepubblicaNell'aprile del 2011 sostiene l'occupazione della Sala Arrigoni (ex Cinema Palazzo) nel quartiere di San Lorenzo a Roma, partecipandovi con un intervento, insieme con Sabina Guzzanti.Il 16 giugno 2011 interviene al Teatro Valle durante l'occupazione.

Franca Valeri, pseudonimo di Alma Franca Maria Norsa[(Milano, 31 luglio 1920 – Roma, 9 agosto 2020), è stata un'attrice, sceneggiatrice e drammaturga italiana, di teatro e di cinema, nota per la sua lunga carriera di interprete caratterista.

Appassionata di opera lirica, nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica.


 
 
 
 
 
Zavoli, testimone e voce dei vincitori e degli ultimi - La ...Italia, Roma, è deceduto il giornalista poeta, Sergio Zavoli, Esordisce a soli vent'anni nel 1943 sul periodico dei Gruppi universitari fascisti riminesi Testa di Ponte, che viene chiuso lo stesso anno in seguito alla caduta del fascismo. Nel dopoguerra diventa giornalista professionista. Dal 1947 lavora per Radio Rai.

Due suoi documentari radiofonici sono ricordati per aver vinto il prestigioso Premio Italia, Notturno a Cnosso nel 1953 e Clausura nel 1958. Quest'ultimo, in particolare, realizzato con la collaborazione di Piero Pasini e la musica di Ildebrando Pizzetti, rimane un documento unico e, dopo le aperture del Concilio Vaticano II, irripetibile perché, con le registrazioni effettuate all'interno di un monastero delle Carmelitane Scalze in epoca preconciliare, documenta la vita delle monache e raccoglie alcune loro testimonianze. Trasmesso per la prima volta il 23 dicembre 1957 sul terzo canale di Rai Radio, fu tradotto in sei lingue e diffuso in altre nazioni.

Nel 1962 crea la trasmissione televisiva Il processo alla tappa, un programma sportivo incentrato sul Giro d'Italia. Zavoli è conduttore e autore di altri programmi di successo come Nascita di una dittatura (1972).

Sergio Zavoli con Walter Veltroni e Silvio Berlusconi alla Festa dell'Unità il 12 settembre 1986

Vicino al Partito Socialista Italiano, dal 1980 al 1986 è presidente della Rai e nel 1981 pubblica il suo primo libro, Socialista di Dio, che vince il Premio Bancarella.Una volta dimessosi dall'incarico di presidente continua sia la sua carriera televisiva (presentando programmi come Viaggio intorno all'uomoLa notte della Repubblica. Viaggio nel Sud) sia quella letteraria e nella veste di autore vinse il Premio letterario Basilicata con Romanza (1987).

 


Dopo il reportage Nostra padrona televisione (1994) entrò in politica con il Partito Democratico della Sinistra. Nel 1998, vince il Premio Cimitile con l'opera Ma quale giustizia? (Rai Eri - Piemme).

Dal 2001, dopo Viaggio nella scuola, è assente dal piccolo schermo. Le sue ultime fatiche letterarie sono Dossier cancro (1999), Diario di un cronista (2002), e Il ragazzo che io fui (2011) dove racconta la storia della sua vita e un capitolo fondamentale del nostro Paese. Per lo "straordinario contributo apportato alla causa del giornalismo italiano", il 26 marzo 2007 la facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata gli conferisce honoris causa la laurea specialistica in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, onorificenza che, come osserva Edmondo Berselli, "assomiglia a una tautologia" in quanto Zavoli è senz'altro il più noto giornalista televisivo italiano.Gli allievi di Zavoli e le appropriazioni indebite della sua ...

Viene eletto al Senato nelle liste dei Democratici di Sinistra nel 2001, nelle liste dell'Ulivo nel 2006 e nel Partito Democratico nel 2008 e nel 2013. Riceve il premio alla carriera 2008 dal Circolo Culturale "Gian Vincenzo Omodei Zorini" di Arona. Dal 4 febbraio 2009 al 14 maggio 2013 è presidente della Commissione di vigilanza Rai.Nella XVII legislatura è il senatore eletto (esclusi quindi i senatori a vita) più anziano in carica.Dal 2007 è presidente della scuola di giornalismo dell'Università degli Studi di Salerno.Sergio Zavoli è morto: fu presidente Rai e maestro tv ...

Il 3 dicembre 2012 alcuni malviventi si introducono nella sua villa a Monte Porzio Catone dove risiede dagli anni settanta: Zavoli viene legato, picchiato e minacciato a scopo di rapina; il bottino stimato è intorno ai 20.000 euro.

Sergio Zavoli con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano nel 2013

Il 25 settembre 2013 festeggia i propri 90 anni nella sede nazionale della Rai di viale Mazzini, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente della RAI Anna Maria Tarantola e del Direttore Generale Luigi Gubitosi, oltre alla presenza di Milena Gabanelli, Mara Venier, di rappresentanti di istituzioni come il Presidente del Senato Pietro Grasso e i Ministri del Governo Letta Massimo Bray e Annamaria Cancellieri e sempre in occasione dei 90 anni ha ricevuto a Rimini il Premio Paolo Giuntella da parte dell'associazione Articolo 21 Dopo 17 anni trascorsi in Parlamento al Senato, non si ricandida alle elezioni politiche del 2018

È morto a Roma il 4 agosto 2020 a 96 anni.

Vita privataModifica

Il giornalista nel 2017, a quasi 94 anni, ha sposato Alessandra Chello, una collega del quotidiano Il Mattino (giornale da lui diretto intorno al 1993), più giovane di lui di 42 anni. Nel 2014 era infatti deceduta la prima moglie, Rosalba, dalla quale era separato da tempo e con la quale aveva avuto la figlia Valentina.


 
Morto il cavaliere Stefano Pernigotti, nipote del fondatore dell ... Stefano Pernigotti, il “re dei gianduiotti”, è morto ieri all’età di 98 anni nella sua casa di Milano. L’imprenditore era nato a Novi Ligure e nella città piemontese aveva costruito le sue fortune. Lì infatti il nonno aveva fondato la Pernigotti, azienda dolciaria tra le più apprezzate d’Italia.Stefano Pernigotti, il "re dei gianduiotti", è morto ieri all'età di 98 anni nella sua casa di Milano. L'imprenditore era nato a Novi Ligure e nella città piemontese aveva costruito le sue fortune. Lì infatti il nonno aveva fondato la Pernigotti, azienda dolciaria, ma fu Stefano stesso a farne uno dei marchi italiani del cioccolato più importanti in tutto il mondo. Alla Pernigotti hanno lavorato generazioni di novesi: l'assunzione nell'azienda ha rappresentato per decenni una sicurezza dal punto di vista economico. Stefano Pernigotti era considerato un imprenditore illuminato, stile Olivetti, che si preoccupava dei lavoratori ma anche delle loro famiglie. Metteva l’interesse della comunità davanti al suo profitto.E' morto Stefano Pernigotti, rese famosi i suoi cioccolatini ...

Appassionato di caccia e di sport, soprattutto di calcio, Stefano Pernigotti ha sempre aiutato nel corso degli anni, da dietro le quinte, la squadra della città, almeno fino a qualche decennio fa, intitolando ai suoi due figli Paolo e Lorenzo un torneo giovanile di calcio che si è disputato per anni a Novi Ligure, e dove hanno giocato futuri campioni della serie A. stefano pernigotti - La Stampa - Ultime notizie di cronaca e news ...La perdita prematura dei suoi due figli fu uno dei dolori più grandi della sua vita: morirono in un incidente stradale in Uruguay nel 1980. Stefano conservò la proprietà della Pernigotti fino al 1995 quando la cedette ai siciliani Averna. Diciotto anni dopo il passaggio ai fratelli turchi Toksoz con tutti i problemi recenti che l’azienda dolciaria ha dovuto attraversare, e che lo stesso Stefano Pernigotti ha seguito chiedendo informazioni; era naturalmente sempre rimasto legato e affezionato a quell'azienda che portava il nome della sua famiglia.Morto Stefano Pernigotti, fondatore dell'omonima azienda dolciaria ...

Morto a Verona Alberto Bauli, addio al "re" del pandoro - Giornale ...L'imprenditore, 80 anni, si è spento nella sua Verona. Dal padre, sopravvissuto a un naufragio mentre emigrava in Sud America, all'acquisizione di Motta ed Alemagna: scompare un pezzo dell'imprenditoria che ha fatto grande il Veneto.

on Alberto Bauli, uno dei capitani di quell'industria veneta che, in qualche caso, ha saputo far nascere dalle aziende del secondo dopo guerra dei veri giganti, se ne va un pezzo di Verona. Se ne va un pezzo di una storia, quella del Pandoro Bauli, che è parte dell'immaginario comune di tutta Italia e non solo del Nord-Est.

L'avventura del padre: soldato, naufrago, pasticciere 

Se ne va un pezzo di una storia che avrebbe potuto essere un'altra, o non essere del tutto: il padre, che fondò l'azienda, non solo sopravvisse alla rotta di Caporetto, ma, pur non sapendo nuotare, dieci anni dopo sopravvisse anche al naufragio del piroscafo con cui stava raggiungendo l'America del Sud, il principessa Mafalda, affondato trascinando con sé oltre 600 passeggeri.

In Sud America il capostipite, che aveva imparato il mestiere al forno del padre, riuscì a fare successo nonostante avesse perso tutti i macchinari che aveva portato con sé, ma volle poi tornare a Verona, dove fondò l'azienda che è ora guidata dal bisnipote Michele, a capo anche della Confindustria locale.

La conquista di Motta e Alemagna

La storia di Alberto Bauli, 80 anni da compiere il prossimo settembre, un 'omone' per l'epoca, considerata l'altezza, è una storia di acquisizioni, di vittorie, ma anche di passi indietro. Ancora decenni dopo ricordava come una sconfitta aver dovuto incentivare, all'inizio degli anni 80, l'uscita di 23 dipendenti. "Ci eravamo sovradimensionati ed era colpa mia", spiegò. Un'ammissione che mostra i piedi per terra dell'imprenditore che poi, alla guida dell'azienda di Verona, conquistò i marchi storici dei panettoni dell'Iri, Motta e Alemagna, comprandoli da una multinazionale come Nestlè. "Andai a trovare l'allora amministratore delegato di Nestlè in Italia - ricordò nel 2013 - Mi chiese "Ti sei deciso a venderci l'azienda?" Io risposi che volevo comprare". Ma non è stata quella l'ultima acquisizione chiusa: nel 2013 conquistò anche i krumiri della Bistefani, proiettando la Bauli oltre i 450 milioni di fatturato.

La filosofia dell'azienda familiarePressReader - Corriere di Verona: 2020-08-12 - Dal pandoro al ...

Quando Alberto arrivò a lavorare nell'azienda di famiglia, nel 1960, non era già più la pasticceria alle spalle di piazza Bra, nel centro della città, dove sorge l'Arena che è il simbolo di Verona nel mondo assieme a Giulietta e Romeo. Lì suo padre Ruggero era arrivato a vendere centinaia paste al giorno, e da quel successo fu costruito il primo stabilimento del futuro gigante dei dolci, in quello che oggi è stato ribattezzato largo Ruggero Bauli, lungo la via d'ingresso alla città dal casello autostradale. Da lì lui cominciò l'espansione e la diversificazione, allargando il gruppo ad altri comparti diversi da quelli dei dolci da ricorrenza, a partire dai croissant passando per la Doria, famosa per i biscotti Bucaneve.

"Non siamo stati spinti dalla vanagloria, siamo un'azienda familiare, che deve passare da una generazione all'altra, che non mira all'espansione a tutti i costi, ma alla sua solidità innanzitutto, alla buona gestione e ad un ambiente di lavoro gratificante", disse in un'intervista dopo l'acquisizione di Motta ed Alemagna da Nestlè, condotta senza l'ausilio di consulenti ma chiamando come avvocato il figlio. "Vogliamo crescere in maniera sensata e solida nel limite delle nostre possibilità. Non siamo attanagliati da ambizioni fuori di luogo, l'unica ambizione che possiamo avere noi è trasferire l'azienda al signor Bauli che verrà dopo, più forte di come l'abbiamo trovata".Era il re dei dolci e del pandoro È morto a Verona Alberto Bauli ...

La reclame e la schiettezza comunicativa

E sul fatto che all'azienda - che pure ora ha una forte componente manageriale e un'amministratore delegato che arriva dal gruppo Mars - ci sarebbe stato sempre un Bauli (ha passato il comando dell'azienda al nipote Michele solo nel 2018), si limitò semplicemente a rispondere "no ghé dubio", dimostrando ancora una volta la schiettezza e la poca voglia di girare attorno ai concetti di tanti imprenditori veneti. Una caratteristica, anche questa, ereditata dal padre, che parlando del dolce che ha reso famosa la famiglia nel mondo era solito dire "chi l'ha inventado no se sa, ma el pandoro Bauli lo go inventà mi".

E' forse anche per questa insita capacità comunicativa che la Bauli, anche su input di Alberto, ha sempre investito in pubblicità, con spot diventati iconici e quel famoso "Ba-ba-ba baciamoci con Bauli" che è stato un tormentone di tante delle 'reclame' del gruppo veronese, prima di essere semplificato in Ba-ba-ba-ba Bauli. L'ex presidente, che nell'83 si era candidato alla Camera con il Pli, una volta confidò di dovere molto a Silvio Berlusconi, ma al Berlusconi imprenditore più che a quello politico. "Vede - ricorda che disse un attento osservatore dell'economia veneta - industriali come me, come Giovanni Rana, dobbiamo molto a Berlusconi. Le sue tv ci diedero lo spazio di cui avevamo bisogno per crescere". Pur essendo a lungo impegnato nelle banche, come presidente della Popolare di Verona, non spinse mai sulla finanziarizzazione del gruppo, stando anzi sempre attento a mantenere sotto controllo l'indebitamento e reinvestendo gli utili nell'impresa, per ammodernarla e accompagnarla alla crescita. Una lezione che, anche nel suo Veneto, risulterebbe ancora attuale. Morto a Verona Alberto Bauli, addio al "re" del pandoro - Giornale ...

Morto Cesare Romiti, una vita per la Fiat dal 1974 per 24 anni al ...Italia,MILANO è deceduto Cesare Romiti (Roma24 giugno 1923 – Milano18 agosto 2020) è stato un dirigente d'aziendaimprenditore e editore italiano.Figlio di un impiegato delle Poste, secondo di tre fratelli, si diploma ragioniere, si laurea a pieni voti in scienze economiche e commerciali studiando di notte e lavorando di giorno per mettere insieme qualche soldo dopo la morte del padre avvenuta a soli 47 anni.Nel 1947 lavora per il Gruppo Bombrini Parodi Delfino, azienda di Colleferro, di cui assumerà la carica di direttore finanziario affiancando Mario Schimberni, suo ex compagno di classe,che si occupa invece di amministrazione e controllo di gestione. Nel 1968, sempre a Colleferro, ricopre la carica di direttore generale nella Snia Viscosa dopo la fusione con la sua ex azienda. E proprio per seguire da vicino questa fusione, frequenta a Milano gli uffici di Mediobanca, facendo una buona impressione ad Enrico Cuccia. Due anni più tardi l'IRI lo nomina direttore generale prima e amministratore delegato poi della compagnia aerea Alitalia. Lavora per un breve periodo (1973) alla Italstat, azienda che lascia per approdare, sponsorizzato da Cuccia, al gruppo Fiat nell'ottobre del 1974, quindi nel periodo della crisi petrolifera. Nel 1976 diventa amministratore delegato in un triumvirato con Umberto Agnelli (lo stesso anno eletto senatore della DC in un collegio romano) e Carlo De Benedetti (resta alla Fiat solo tre mesi). Nella casa automobilistica ottiene i pieni poteri nel 1980, quando i due fratelli Agnelli, Gianni e Umberto, vengono convinti da Mediobanca a passare la mano per evitare il peggioe ricopre anche il ruolo di presidente (1996-1998) succedendo a Gianni Agnelli. Per quasi un quarto di secolo è stato uno dei maggiori rappresentanti dei cosiddetti "poteri forti". Ammetterà: "In Fiat ho avuto praticamente carta bianca per venticinque anni

Nel 1998, anno della sua uscita dalla Fiat, percepì una buonuscita di circa 105 miliardi di vecchie lire per i suoi 25 anni di attività, più 99 miliardi di lire per il patto di non concorrenza. Attualizzati al 2020 sono circa 150 milioni di euro.

Gli anni alla FiatModifica

Per Romiti il primo problema è quello di assicurare liquidità alla casa automobilistica. Ed è personalmente coinvolto nell'operazione suggerita da Mediobanca che vede la Lybian Arab Foreign Bank acquisire il 10% della Fiat, investendo circa 360 miliardi di lire e pagando le azioni a un prezzo quadruplo rispetto alle quotazioni di Borsa. Per Gheddafi, scopre Gianni Agnelli incontrandolo a Mosca, si tratta di un puro investimento finanziario ma quei soldi libici, osserverà Romiti, "sono serviti molto",  Quindi concentra i suoi sforzi, in un periodo in cui in azienda c'è molta confusione e sono in molti a chiedersi se l'auto abbia un futuro,  le Brigate Rosse colpiscono anche dirigenti e capiofficina del gruppo, il sindacato è molto forte (nel 1975 Gianni Agnelli ha firmato in poche ore come presidente della Confindustria l'accordo sulla scala mobile, accettando senza nemmeno discuterlo il massimo richiesto dal sindacato, cioè il punto unico di contingenza per tutte le categorie), nel riorganizzare la holding del gruppo: solo nel 1980 sarà pronto il primo bilancio consolidato.E' morto Cesare Romiti, uomo forte in FIAT e braccio destro di ...

Nel luglio 1980 Umberto Agnelli lascia gli incarichi operativi dopo avere rilasciato un'intervista a la Repubblica in cui chiede provocatoriamente la svalutazione della lira e la possibilità di operare come operano i concorrenti, cioè licenziando. Molte le polemiche. È Enrico Cuccia a chiedere il suo passo indietro sostenendo che le banche sono molto preoccupate per i debiti del gruppo e chiedono interventi urgenti: Umberto si limiti quindi a fare l'azionista. E la stessa cosa chiede a Gianni Agnelli. Così, in questa netta separazione tra azionisti e management, Romiti, che ha la piena fiducia di Cuccia, diventa amministratore delegato unico del gruppo. E affronta con decisione il nodo dei costi, annunciando il licenziamento di 14.000 dipendenti. Lo scontro con il sindacato è forte, Fiat Mirafiori è bloccata dai sindacati per oltre un mese, Enrico Berlinguer assicura il sostegno del Pci nel caso di occupazione della Fiat ma tutto si risolve con la marcia per le vie di Torino di quarantamila persone, molte sono quadri Fiat, che esprimono il loro malessere e chiedono di poter lavorare. Alla fine la pace torna in fabbrica. Romiti dirà: "Nei primi anni ottanta il silenzio del sindacato colpiva".Il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta segnalerà a Romiti come la svolta alla Fiat sia "l'unico fatto politico vero degli ultimi dieci anni: ha cambiato tutto il sistema delle relazioni industriali, ha messo ko il sindacato, ha ribaltato i rapporti tra la classe politica e quella imprenditoriale".Romiti, l'intervista del 2013: «Cuccia, l'Avvocato, Berlusconi ...

La Fiat riprende a fare utili, lancia nuovi prodotti, sestuplica in fabbrica il numero dei robot, chiude nel 1982 lo stabilimento del Lingotto, aumenta gli investimenti, riduce il numero dei dipendenti (dai 320.000 nel 1980 ai 225.000 di sei anni più tardi), compra Il Corriere della Sera e la Rizzoli, l'Alfa Romeo, la Snia Bpd, le assicurazioni Toro, entra attraverso la Gemina nella Montedison presieduta da Schimberni, si libera anche della presenza di Gheddafi e dei libici: ottengono (se ne occupano Romiti e Gianluigi Gabetti) sei volte tanto l'investimento effettuato dieci anni prima. Gianni Agnelli parlerà di "meravigliosi anni ottanta", i giornali di "strapotere Fiat", in un'intervista Bettino Craxi annovererà Romiti tra i "proconsoli energumeni" degli imperi industriali,Luciano Lama lo definirà "un estremista dell'impresa". Morto Cesare Romiti, con Agnelli fece la storia della Fiat ...Nel 1987 la Fiat ha un fatturato proiettato verso i 40.000 miliardi di lire, cosa che fa dell'azienda torinese il secondo gruppo italiano, dietro all'Iri. Il merito è di Romiti e di Vittorio Ghidella, il responsabile del settore auto, quello che azzecca una vettura dietro l'altra, dalla Uno alla Thema, dalla Y10 alla Croma. Il 1989, con utili netti di ben 3300 miliardi di lire provenienti per l'85% dal settore auto, rappresenta il capolinea di quegli anni di forte sviluppo. Poi scoppia la guerra del Golfo e le vendite di auto calano, nel 1990 il marchio Fiat scende in Italia sotto il 40% e scivola al 10% in Europa. Gianni Agnelli pronuncia una frase diventata famosa: "La festa è finita".Grintoso, aggressivo, intelligente,tenace, ambizioso con il sogno di diventare il nuovo Valletta, estroverso, passionale, capace di mettere qualche bastone tra i piedi di Craxi e di Ciriaco De Mita parlando di "regurgiti anticapitalisti", galante e grande frequentatore dei salotti romani con un certo spirito di emulazione nei confronti di Gianni Agnelli,Romiti ha avuto all'interno della Fiat vari scontri per il potere nel suo lungo periodo trascorso a Torino. Il più importante è quello con Vittorio Ghidella, il genio del prodotto. I due hanno visioni strategiche diverse sul futuro della Fiat: Romiti è dell'idea che l'azienda non debba essere solo auto ma debba diversificarsi anche in altri settori, dalle telecomunicazioni all'aerospaziale, dando così vita ad una conglomerata con una guida accentrata in una holding, Ghidella, per quanto non contrario alla diversificazione, pensa che l'auto debba avere le maggiori risorse. Nel Morte Cesare Romiti, storico A.D Fiat con una carriera iniziata a ...dicembre 1987 Gianni Agnelli annuncia al Centro Incontri di Marentino, davanti a circa 200 top manager Fiat, che tra breve lascerà il suo ruolo al fratello Umberto e Romiti farà altrettanto con Ghidella. Umberto resta invece in panchina grazie alle pressioni di Cuccia, che non ha in lui grande fiducia, e sei mesi dopo Ghidella viene mandato via con una liquidazione d'oro. Nell'arco di due anni saranno eliminati dall'azienda circa trecento dirigenti tecnici con timbro ghidelliano, sono proprio quelli che sanno fare l'auto. Marco Vitale, economista d'impresa, parlerà di una "profonda svolta nella cultura della Fiat".Addio a Cesare Romiti, una vita per la Fiat - Corriere.it

Anche i rapporti con Umberto Agnelli, che ha appoggiato Ghidella, non sono buoni. In panchina alla Fiat sin dal 1980 ma molto attivo a livello dell'Ifil, la finanziaria di famiglia che insieme all'Ifi è azionista di riferimento della Fiat, tanto da avere creato un polo alimentare di tutto rispetto (con la Galbani alleata alla Bsn Danone, la Agnesi, la Ferrarelle, una fetta della Star), Umberto Agnelli tiene gli occhi puntati su Romiti. Nel 1990 si dice contrario all'acquisizione della Chrysler, suggerita da Romiti e a partire dal gennaio 1991 comincia a inviare a Romiti, ma soprattutto al fratello Gianni, una serie di lettere e memorandum roventi. Le lettere saranno poi sequestrate nel 1995 dai magistrati torinesi nell'ambito di un'inchiesta sui fondi neri della Fiat.

Nel 1992 Gianni Agnelli ribadisce che da lì a un anno avrebbe ceduto il suo ruolo al fratello Umberto, anche Romiti annuncia a sua volta che non sarebbe rimasto un minuto in più dell'Avvocato: "Siamo una coppia, insieme abbiamo lavorato, insieme ce ne andiamo".Ma interviene Mediobanca: per dare liquidità all'azienda che ne ha di nuovo bisogno, Enrico Cuccia impone un aumento di capitale di 4200 miliardi, il più grande fatto sino ad allora in Italia. Chiede anche che Romiti resti nel suo incarico. Così il 28 settembre il consiglio d'amministrazione della Fiat rinnova per tre anni il mandato di Gianni Agnelli e di Romiti. Nel dicembre 1995 Agnelli fa sapere che nel marzo successivo, al compimento dei 75 anni, avrebbe ceduto la presidenza effettiva della Fiat a Romiti. Gli dice: "Lei non è molto più giovane di me, ma ha ancora due anni per arrivare alla fatidica soglia".Nella storia della Fiat Romiti sarà così il secondo presidente non appartenente alla famiglia e manterrà l'incarico fino al compimento dei 75 anni, nel giugno del 1998. Fu insignito dell'Ordine della Minerva dall'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio".È morto Cesare Romiti - Life - quoted business

 

Addio a Ben Cross, l'attore del film Momenti di GloriaAustria,Vienna è deceduto il 18 agosto 2020 dopo una breve malattia,  a dare la notizia la figlia Lauren l'attore Inglese BEN CROSS all'anagrafe Harry Bernard (Londra16 dicembre 1947 – Vienna18 agosto 2020) è stato un attore inglese, aveva da poco finito di girare il film  The Devil’s Light, E' morto l'attore Ben Cross, fu l'atleta Harold Abrahams in ...film della Lionsgate in cui interpreta il ruolo del Cardinale Matthews.  principalmente noto per aver interpretato il personaggio dell'atleta ebreo Harold Abrahams protagonista del film Premio Oscar 1981 Momenti di gloria.Harry Bernard Cross era nato a Londra nel 1947E' morto l'attore Ben Cross, fu l'atleta Harold Abrahams in ... da una famiglia cattolica della classe operaia. Dopo il diploma alla Royal Academy of Dramatic Arts, è passato dal palcoscenico Padiglioni Lontani - Film (1984) - Foto Amy Irving, Ben Cross ...al grande schermo accettando un ruolo minore nel film di guerra del 1977,Il primo cavaliere -1995 BEN CROSS Foto stock - Alamy Quell’ultimo ponte, con Sean Connery e Michael Caine. È diventato membro della Royal Shakespeare Company nello stesso anno, ma il successo arriva nei panni di Billy Flynn, l’avvocato dell’assassina Roxie Hart, nel musical Chicago del 1978.È morto Ben Cross, fu l'Abrahams di «Momenti di Gloria» - Corriere.it

Nel 1978 recitò nel ruolo dell'avvocato Bill Flynn nel musical Chicago, ricevendo una nomination al Laurence Olivier Awards per il miglior attore in un musical.

Dopo la fama internazionale per Momenti di gloria si trovò a recitare in ruoli da caratterista, e in film minori, o in ruoli per la TV,

Suo il ruolo del protagonista, il Dr. Andrew Manson, nella miniserie “La cittadella” nel 1983, adattamento televisivo BBC tratto dal romanzo di AJ Cronin “La Cittadella”, originariamente pubblicato nel 1937; sempre per la TV, la sua interpretazione nel telefilm inglese andato in onda nel 1984 Padiglioni lontani, tratto dall'omonimo libro di Mary Margaret Kaye.

Interpretò il ruolo del malvagio Malagant nel film del 1995 Il primo cavaliere di Jerry Zucker.

Tornò a recitare in un film blockbuster nel 2009, interpretando Sarek in Star Trek.Death of Ben Cross, Chariots of Fire actor and Spock's dad in Star ...

 
 
Arrigo Levi morto, Modena piange il famoso giornalista - Cronaca ...Italia,Roma è deceduto Arrigo Levi ,nato a Modena17 luglio 1926 – Roma24 agosto 2020- è stato un giornalistascrittore e conduttore televisivo italiano.Appartenente a una famiglia della Comunità ebraica di Modena, il padre Enzo era un noto avvocato, ricordato negli annali dell'automobilismo per aver redatto l'accordo fondativo che sancì la nascita della Scuderia Ferrari. La madre, Ida Donati, discendeva da Donato Donati, mercante arrivato a Modena nel XVII secolo da Finale Emilia, che aveva introdotto il grano saraceno nel Ducato estense. Lo zio materno Pio Donati, avvocato antifascista, era deputato del Partito Socialista Italiano e a causa della sua ostilità al regime era stato costretto all'esilio in Belgio, morendovi nel 1927.

Nel 1942 Arrigo fu costretto a trasferirsi con i genitori in Argentina per sfuggire alle persecuzioni delle leggi razziali. A Buenos Aires iniziò gli studi universitari e nel 1943 intraprese la carriera giornalistica, come collaboratore de L'Italia libera, giornale del Partito d'Azione.Arrigo Levi Archivi - LaNotifica.it

La carriera giornalisticaModifica

Dopo la guerra tornò con la famiglia a Modena, appena in tempo perché suo padre potesse partecipare, il 2 giugno 1946, al Referendum istituzionale. A Modena completò gli studi universitari, laureandosi in Filosofia, e continuò la sua carriera giornalistica presso il giornale "Unità Democratica" diretto da Guglielmo Zucconi. Trasferitosi in Israele si arruolò volontario nelle brigate del Negev e partecipò alla prima guerra arabo-israeliana, scrivendo corrispondenze dal conflitto per i quotidiani Libertà e Gazzetta di Modena (con direttore ancora Guglielmo Zucconi), nonché per la rivista socialista Critica Sociale diretta da Ugo Guido Mondolfo.

Si trasferì successivamente a Londra, dove lavorò al programma "Radio Londra" presso la BBC. Successivamente fu corrispondente del quotidiano torinese «Gazzetta del Popolo». Dal 1953 al 1959 inviò le sue corrispondenze da Roma al quotidiano «Corriere d'Informazione», edizione pomeridiana del «Corriere della Sera»È morto Arrigo Levi, aveva 94 anni. È stato inviato e direttore de ...


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Nel 1960 si spostò a Mosca. Qui, fino al 1962, fu corrispondente del Corriere della Sera e poi, fino al 1966, corrispondente de Il Giorno. Nel 1966 passò alla Rai, dove condusse il telegiornale fino al 1968 (e fu questa un'innovazione, in quanto fino ad allora i telegiornali erano stati "letti" da speaker professionisti e non da giornalisti). Tornò alla carta stampata nel 1969, come inviato del quotidiano torinese La Stampa, incarico che ricoprì fino al 1973, quando divenne direttore dello stesso giornale e del quotidiano del pomeriggio Stampa sera. Rimase a Torino fino al 1978. Dal 1979 al 1983 collaborò con il Times, curando la rubrica di problemi internazionali. Nel 1988 divenne capo editorialista del Corriere della Sera e dal 1998 al 15 maggio 2013 fu consigliere per le relazioni esterne del Quirinale, prima con Carlo Azeglio Ciampi e poi con Giorgio Napolitano.

La televisioneAddio Arrigo Levi, quando annunciò la vittoria di Nixon al tg ...Modifica

Oltre al telegiornale, al quale si dedicò nella metà degli anni sessanta, Levi legò il suo nome a molte trasmissioni televisive, in gran parte realizzate per la RAI. Tra queste: Tam Tam (1981), Punto sette e Punto sette, una vita. In seguito lavorò per Canale 5, guidando il programma Tivù Tivù con Angelo Campanella (dal 1987 al 1988). Lavorò di nuovo per la RAI con le trasmissioni I giorni dell'infanzia (1993), Emozioni Tv (1995) e Gli archivi del Cremlino (1997), della quale fu anche autore. Nel 1999, su Raiuno, condusse C'era una volta la Russia.

MorteModifica

Arrigo Levi muore a 94 anni nella notte del 24 agosto 2020 a Roma




È morto Chadwick Boseman: con Black Panther è stato il primo supereroe nero  | Altri sport | Calciomercato.comUsa. Los Angeles, è deceduto l'attore americano all'età di 43 anni Chadwick Boseman, a dare la notizia il suo ufficio stampa era attorniato dalla sua famiglia, malato da quattro anni di un tumore al colon, continuava a lavorare e infatti dall' 2014 ha interpretato il ruolo del re T’Challa, alias Pantera Nera, in quattro film Marvel: «Captain America: Civil War», «Black Panther», «Avengers: Infinity War» e «Avengers: Endgame».Morto Chadwick Boseman, l'attore di Black Panther degli Avengers ucciso da  un tumore a 43 anni - Il Mattino.it

In precedenza era stato, tra l’altro, protagonista del film biografico «Get on Up - La storia di James Brown», oltre ad aver firmato opere teatrali (tra cui «Deep Azure», portata in scena dalla Congo Square Theatre Company a Chicago) e ad aver scritto, diretto e prodotto vari cortometraggi.

«È con incommensurabile dolore che confermiamo la tragica scomparsa di Chadwick Boseman - ha dichiarato la famiglia, secondo quanto riporta il sito Usa Tmz -. A Chadwick era stato diagnosticato un cancro al colon in terzo stadio nel 2016, contro il quale ha combattuto negli ultimi 4 anni mentre progrediva verso il quarto stadio. È stato l’onore della sua carriera portare in vita il re T’Challa in Black Panther. È morto a casa sua, con la moglie e la famiglia al suo fianco».Un attore pieno coraggio e amore verso il suo vasto pubblico dai bambini agli adulti, sia americani che mondiali.È morto Chadwick Boseman, eroe di Black Panther - LoudVision


 

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